Considerazioni personali de “Quello che possiamo sapere”
“Quello che possiamo sapere” è il secondo libro che leggo di Ian McEwan e anche questo non mi ha deluso. Una distopia ambientata nel 2119 ma che guarda anche al passato sia del mondo che dei personaggi! Ha quasi pienamente soddisfatto le mie aspettative anche se in certi punti si perde un po’ il fulcro della storia. Una storia che parte lenta ma che ho comunque apprezzato per il suo stile e i personaggi che la compongono. E non mancano i temi di fondo che danno degli spunti per riflettere
Le frasi che mi sono piaciute
“Si concesse una digressione per esprimere alcune idee sul valore del pensiero storico e sui rischi che corre una società che ha perso la propria memoria”
“Non era il cervello umano a dover essere imitato per la creazione di un’intelligenza artificiale.”
Trama di “Quello che possiamo sapere”
Nel maggio del 2119 Thomas Metcalfe, studioso di letteratura del periodo 1990-2030, si reca per l’ennesima volta alla biblioteca Bodleiana per consultare gli archivi, a lui arcinoti, nel tentativo di scovare qualche scapolo di informazione inedita sull’oggetto dei suoi interessi, la fantomatica Corona per Vivien del grande poeta Francis Blundy, mai ritrovata.
Il viaggio è disagevole, ora che Bodleiana è stata trasferita nella Snowdonia, nel Nord del Galles, per sottrarre il suo prezioso contenuto alle acque che, dopo il Grande Disastro e l’Inondazione che ne seguì, sommersero l’originaria sede, a Oxford e gran parte della terra. Ma gli abitanti del ventiduesimo secolo, sopravissuti a quella catena di eventi, sono avvezzi al disagio e alla penuria,e inclini a guardare alla ricchezza e alla varietà del mondo precedente ora con rabbia ora con sognante nostalgia.
Il prologo
Capitolo primo
Il 20 maggio 2119 presi il traghetto della notte da Port Marlborough e nel tardo pomeriggio arrivai al piccolo attracco nei pressi di Maentwrog-under-Sea che serve la biblioteca Bodleiana nella Snowdonia. Era una giornata primaverile tiepida e senza vento e il viaggio era stato tranquillo, anche se come è facile immaginare, dormire seduti su una panca in doghe di legno è un supplizio. Percorsi le due miglia del pittoresco tragitto che conduce alla funicolare a propulsione idrica e forza di gravità. Si unirono a me quattro utenti della biblioteca con i quali chiaccherai del più e del meno mentre venivano trasportati a un migliaio di piedi su per il monte, nella scricchiolante cabina di legno lucido di quercia. Cenai da solo nel refettorio della biblioteca, poi chiamai la mia amica e collega Rose Church per informarla che ero arrivato sano e salvo. Quella notte riposai bene nella mia stanza monolocale. A differenza di quanto era accaduto durante la mia prima visita, dover condividere il bagno con altre sette persone mi diede fastidio…
L’autore di “Quello che possiamo sapere”
Ian McEwan è autore di due raccolte di racconti, Primo amore, ultimi riti e Fra le lenzuola e altri racconti; di un libro per regazzi, L’inventore dei sogni; di un libretto d’opera, For You; dei saggi Blues della fine del mondo, Invito alla meraviglia e Lo spazio dell’immaginazione; e dei romanzi Il giardino di cemento, Cortesie per gli ospiti, Bambini nel tempo, Lettera a Berlino, Cani neri, Amsterdam, Sabato, Solar, Miele, Nel guscio, Il mio romanzo viola profumato e Macchine come me, Lo scarafaggio e Lezioni. Dai romanzi L’amore fatale, Espiazione, Chesil Beach, e La ballata di Adam Henry sono stati anche realizzati adattamenti per il grande schermo.
