Considerazioni personali
Il libro è scorrevolissimo e molto piacevole, la perfetta lettura all’apparenza leggera, ma che lascia spazio ad ottimi spunti di riflessione.
La storia mette il lettore faccia a faccia con le falsità e le brutture di un mondo artificiale, senza però dimenticarsi una buona dose di ironia che spesso riesce a strappare qualche sorriso, amaro o reale a seconda dell’occasione.
Il lettore viene risucchiato all’interno del racconto, come succede al protagonista, a cui non dispiace fermarsi per sempre in questo luogo a metà strada tra il fantastico e il reale.
Frasi che mi sono piaciute di “Paradiso” di Michele Masneri
“I romani non tollerano che tu te ne vada. Basta che stai via due mesi, basta che vai a Milano: sei quello che se n’è andato. Temono il confronto, temono che tu vedendo altra roba sgami quant’è falso il mito della città più bella del mondo.”
“Qualche tempo fa ho letto di alcuni coccodrilli che quando arriva l’inverno restano bloccati nel ghiaccio delle paludi o dei laghi in cui vivono. Tengono fuori solo le narici per respirare, azzerano tutte le funzioni vitali, e aspettano. Brumazione, mi pare si chiami. Ecco, voi qua al Paradiso mi sembrate un po’ così, sospesi e in attesa, anche se non so bene cosa state aspettando.”
La trama
Inviato da Milano a Roma per intervistare il famoso regista premio Oscar, Mario Maresca, il giornalista trentenne Federico Desideri viene risucchiato dalla città. Maresca non c’è, ma in compenso Federico incontra Barry Volpicelli, l’uomo a cui si dice sia ispirato il protagonista del celebre film “America latrina”. In un’estate caldissima Volpicelli fa salire Federico sulla sua vecchia Rolls Royce e prima lo porta da un nano indovino, poi al Paradiso, una piccola comunità sul litorale romano dove a poca distanza l’una dall’altra vivono (e si odiano) la sua ex moglie ricchissima, e la nuova, americana e senza un soldo. Oltre alle due donne al Paradiso ci sono la figlia svampita di Barry, i nipotini, un ginecologo che alleva galline ornamentali, un ex ambasciatore che compra di tutto ai discount, una coppia di lesbiche amiche di Ratzinger. Ogni giorno Federico è pronto a chiudere la sua missione fallimentare e a ripartire e ogni giorno succede qualcosa che lo trattiene lì, finché non ci scappa pure il morto. Usando il registro satirico, Michele Masneri in Paradiso, pubblicato da Adelphi, descrive l’Italia di oggi, tra il falso dinamismo milanese fatto di start up, sfruttamento del lavoro giovanile e invadente presenza di improbabili influencer e l’atmosfera decadente di Roma. Viviamo davvero in un villaggio inca pronto a essere inghiottito dalla vegetazione e non ce ne siamo accorti?
Il prologo di “Paradiso” di Michele Masneri
Il giorno più caldo di una delle estati più calde che si ricordino a Milano, Federico Desideri viene chiamato con urgenza dal direttore di “Comic Sans”, rivista di nicchia che cerca disperatamente di sopravvivere al disastro della carta stampata. È un magazine ben scritto, ben impaginato e sempre a corto di pubblicità, che alterna pensosi longform politici a servizi di moda con efebiche modelle che si muovono tra architetture industriali, insomma: “un Postalmarket per gente col PhD”, come dice agli intimi Salvatore, il direttore, durante gli aperitivi serali al Bar Basso. La redazione di “Comic Sans”, dove Desideri lavora in regime di finta partita IVA, sta in un loft candido al primo piano di un’ex fabbrica, sigillato da una bolla d’aria condizionata che lo isola dalla luce incandescente dell’estate milanese. Quando sono arrivati loro, un paio di anni fa, al pianoterra c’era ancora un vecchio bar di periferia, presto trasformato in uno spazio di coworking dove adesso scintilla una distesa di laptop argentei come i nuovi grattacieli che sorgono uno dopo l’altro in città, dove diversi giovani dall’aria nordeuropea (ma in realtà del Sud Italia) digitano sui tasti servoassistiti di quei computer che i genitori hanno finanziato, con grande fiducia nei figli e nel futuro loro, di quelle città e di quella nazione.
L’autore
Michele Masneri è nato a Brescia nel 1974 e vive tra Roma e Milano. Scrive di cultura, design e altro sul Foglio. I suoi ultimi libri sono Steve Jobs non abita più qui, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nell’èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia Stile Alberto, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021).
