Considerazioni personali

Come succede in tanti altri suoi scritti, con questo libro Murakami ci trascina in un mondo in cui é difficile distinguere cos’é realtà, cos’è sogno e cos’è finzione. Le persone si comportano in modi imprevedibili per motivi inimmaginabili, e il protagonista compie un viaggio, sia spirituale che materiale, per conoscere la verità.

In questo romanzo dal finale apertissimo, sembra che possa succedere davvero di tutto.

Le frasi che mi sono piaciute

“Le persone cui viene tolta la libertà, finiscono sempre per odiare qualcuno.”

“La gelosia è una prigione nella quale l’individuo si rinchiude da solo. Non ci viene spinto a forza da qualcuno. Ci entra di sua spontanea volontà, chiude la porta a chiave dall’interno e getta la chiave dalla finestra, al di là delle sbarre. E nessuno sa che lui è incarcerato lí dentro.”

Trama de L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

A Nagoya abitano cinque ragazzi, tre maschi e due femmine, che tra i sedici e i vent’anni vivono la più perfetta e pura delle amicizie. Almeno fino al secondo anno di università, quando uno di loro, Tazaki Tsukuru, riceve una telefonata dagli altri: non deve più cercarli. Da quel giorno, senza nessuna spiegazione, non li vedrà mai più: non ci saranno mai più ore e ore passate a parlare di tutto e a confidarsi ogni cosa, mai più pomeriggi ad ascoltare la splendida Shiro suonare Liszt, mai più Tsukuru avrà qualcuno di cui potersi fidare. Il dolore è cosi lacerante che nel cuore del ragazzo si spalanca un abisso che solo il desiderio di morire è in grado di colmare. Dopo sei mesi trascorsi praticamente senza mangiare né uscire di casa, nelle tenebre di un’infelicità senza desideri, Tzukuru torna faticosamente alla vita ma scopre di essere cambiato. Non solo nel fisico – più magro, dai lineamenti più duri e taglienti – ma anche, soprattutto, nell’animo. Ancora oggi, quando ormai ha trentasei anni, continua a vivere con l’ombra di quel rifiuto che lo accompagna sempre, come una musica che resta sospesa nell’aria anche quando non c’è più nessuno a suonarla. L’incontro con Sara, che intuisce l’inquietudine nascosta dietro l’apparente ordinarietà di Tsukuru, sarà l’occasione per rispondere a quelle domande che per sedici anni l’hanno ossessionato ma che non ha mai avuto il coraggio di affrontare.

L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio - copertina

Prologo de “L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio”

Dal mese di luglio del suo secondo anno di università fino al gennaio seguente, Tazaki Tsukuru aveva vissuto con un solo pensiero in testa: morire. Nel frattempo aveva compiuto vent’anni, ma raggiungere la pietra miliare della maggiore età non era stato per lui un evento particolarmente significativo. Metter fine ai suoi giorni gli sembrava la cosa più naturale e coerente. Per quale motivo, però, non avesse fatto quell’ultimo passo, ancora oggi non riusciva a capirlo. E dire che in quel periodo attraversare la soglia che separa la vita dalla morte sarebbe stato più facile che bere un uovo dal guscio!

​Se Tsukuru non aveva mai veramente cercato di suicidarsi, era forse perché la sua idea della morte era così pura, così intensa, che nella sua mente non vi aveva mai associato un’immagine concreta che ne fosse all’altezza. Il problema della messa in pratica era secondario: se a un certo punto avesse visto nei paraggi una porta che conduceva alla morte, probabilmente non avrebbe esitato ad aprirla. Girare la maniglia, per lui, sarebbe stato un gesto come un altro, qualcosa su cui non c’era da riflettere più di tanto. Tuttavia, per fortuna o per sfortuna, davanti a sé quella porta non la vide mai.

​Spesso Tazaki Tsukuru si ripeteva che sarebbe stato molto meglio morire allora, evitando così di esistere nel presente. Era un pensiero allettante, perché in tal caso tutto ciò che ora considerava realtà, avrebbe smesso di essere reale. E come lui non sarebbe più esistito per il mondo, il mondo non sarebbe più esistito per lui.

​Eppure, ancora oggi, Tsukuru non riusciva a capire quale fosse la ragione che all’epoca l’aveva portato a un passo dalla morte. Certo, una ragione concreta c’era, ma non gli sembrava sufficiente per spiegare il desiderio di annientamento che l’aveva accerchiato per sei mesi con tanta forza. Accerchiato… sí, era l’espressione giusta. Come Giona che viene inghiottito da una balena e continua a vivere nella sua pancia, Tsukuru era caduto nel ventre della morte e aveva passato giorni senza data nel buio stagnante di quell’antro.

L’autore

Haruki Murakami é stato tradotto in circa cinquanta lingue e i suoi best seller hanno venduto milioni di copie. Le sue opere di narrativa si sono guadagnate il consenso della critica e numerosi premi, sia in Giappone che a livello internazionale, come il premio World Fantasy (2006), il Frank O’Connor International Short Story Award (2006), il Premio Franz Kafka (2006) e il Jerusalem Prize (2009).

Fra i suoi titoli più celebri si ricordano Nel segno della pecora (1982), Norwegian Wood (1987), L’uccello che girava le viti del mondo (1994-1995), Kafka sulla spiaggia (2002) e 1Q84 (2009–2010). Ha inoltre tradotto un cospicuo numero di opere dall’inglese al giapponese, spaziando da Raymond Carver a J. D. Salinger.

Buona lettura da Anna!