Considerazioni personali
“La casa degli sguardi” di Daniele Mencarelli è più di un libro autobiografico, ci fa entrare nella storia dell’autore senza quasi più riuscire a staccarsi. Quella che vive il protagonista è una storia fatta di dolore, dipendenza ma allo stesso tempo di sentimenti e soprattutto di rinascita! Quest’ultima sboccia dalla forza del protagonista ma anche dai colleghi e dalle persone che incontra ogni giorno all’ospedale Bambino Gesù. Una casa speciale, in cui incontra molti sguardi che lo spingeranno a porsi domande scomode, ma che gli offriranno anche le risposte!
Per concludere, una storia che ho apprezzato molto, anche per lo stile in cui è stata scritta!
Frasi che mi sono piaciute di “La casa degli sguardi”de Daniele Mencarelli
“Mai dono più grande mi arrivò dalla vita.”
“Ho provato nostalgia, ma più forte di ogni altra sensazione è stato il possesso della mia libertà. Una mostruosità da riempire senza sapere con cosa.”
La trama
Daniele è un giovane poeta oppresso da un affanno sconosciuto, “una malattia invisibile all’altezza del cuore, o del cervello”. Si rifiuta di obbedire automaticamente ai riti cui sembra sottostare l’umanità: trovare un lavoro, farsi una famiglia… la sua vita è attratta piuttosto dal gorgo del vuoto, e da quattro anni è in caduta. Non ha più nemmeno la forza di scrivere, e la sua esistenza sembra priva di uno scopo. E’ per i suoi genitori che Daniele prova a chiedere aiuto, deve riuscire a sopravvivere, lo farà attraverso il lavoro. Firma un contratto con una cooperativa legata all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Una casa speciale, in cui incontra molti sguardi che lo spingeranno a porsi domande scomode. Ma che gli offriranno anche le risposte.
Il Prologo
IL PAESE
I.
Non è un risveglio. E’ un sussulto.
Ogni mattina mi ritrovo dritto sul letto, con l’affanno in gola, il cuore accelerato, il corpo preso da un tremore continuo, un delirio di movimenti.
“Non ricordo nulla.” E’ la frase che mi ripeto tutte le mattine.
“Non ricordare nulla.” E’ il mio obiettivo alla sera.
Mi alzo a scatti, un automa senza coordinazione né coordinate, ho i pantaloni pieni di piscio, scanso col piede il pitale che mia madre mette accanto al letto, è vuoto, come sempre.
Sono le sei di mattina, respiro come appena riemerso da un oceano nero, senza suoni, né sogni.
Lei sta lì, addormentata sui tre gradini che portano alla mia stanza. Come si possa dormire su tre gradini lo sa solo la disperazione…
L’autore
Daniele Mencarelli, Roma 1974. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia, tra cui I giorni condivisi (2001), Guardi alta (2005), Bambino Gesù (2010), Figlio (2013), La Croce è una via (2013, rappresentato da Radio Vaticana per il venerdì Santo), Storia d’amore (2015). Collabora, scrivendo di cultura e società, con quotidiani e riviste. La casa degli sguardi (2018) ha vinto i premi John Fante, Severino Cesari Opera prima e il premio VOlponi. Nel 2020 è uscito Tutto chiede salvezza.
