Considerazioni personali

Wow, wow, wow!! Da fan di questo tipo di romanzi, puramente americano, ambientato nella Virginia rurale, posso affermare che è un meraviglioso romanzo d’esordio!
Innanzitutto vorrei analizzare il titolo: Holy City è un contrasto col luogo dove viene ambientato questo thriller, la contea di Euphoria, considerata una terra di nessuno. Inoltre credo che con questa storia l’autore voglia anche portare a galla i temi, tutt’oggi attuali, che definiscono la società americana: criminalità, razzismo, illegalità…
Con questo libro Henry Wise è riuscito a unire l’intrattenimento e la cruda realtà della situazione americana in una bellissima storia!!
Per concludere non mi rimane che consigliarvi la lettura del libro e di continuare a seguire il percorso di Henry Wise

Frase che più mi è piaciuta di Holy City di Henry Wise

“Allora lasciami fare quello che mi va. Non serve a niente smettere di respirare solo perchè l’ha fatto qualcun altro.”
Holy City di Henry Wise - copertina

La trama

Dopo dieci anni di esilio autoimposto Will Seems torna da Richmond, nella contea di Euphoria, nella Virginia rurale, per assumere l’incarico di vicesceriffo, deciso a fare i conti con il proprio passato. Tra foreste rase al suolo e case abbandonate, la regione sperduta delle piantagioni di tabacco, impoverita e ancora segnata da un forte razzismo, è ormai un luogo desolato e immobile in cui dilaga la criminalità. Una terra di nessuno, dove si può essere brutalmente uccisi senza che la polizia si preoccupi di indagare a fondo. Come succede a Tom Janders, un ragazzo di colore che Will conosceva bene, trovato senza vita nel rogo della sua casa. A essere arrestato è un uomo che tutta la comunità locale sa essere innocente, e per fare giustizia viene ingaggiata Bennico Watts, una grintosa detective privata, affinché insieme a Will possa trovare il vero colpevole. Sullo sfondo dell’America degli ultimi anni, un thriller d’esordio ricco di suspance che esplora la linea sottile che divide giustizia e vendetta. Con una prosa trascinante, poetica e ruvida, Wise racconta i tormenti interiori e le ferite ancora sanguinanti di una società maledetta e dal fascino ribelle.

Il prologo di Holy City di Henry Wise

Fu sognare il fuoco a devastarlo.
Sedeva rigido come un gatto stecchito, cercando a tentoni l’impugnatura della pistola sotto al sedile, con calma. La triste notte lo raggiunse di nuovo, solo una delle tante, passata a guidare all’infinito, ad ascoltare la furiosa parola di Dio proveniente da una leggera interferenza in lontananza, una voce al tempo stesso austera e intima, che sembrava rivolgersi direttamente a lui con una sicurezza lacerante. E lui l’ascoltava perché la fuori non c’era altro – nessuna stazione radio – tra frazioni, paesi e incroci stradali, di cui qualcuna, a un certo punto, doveva essere stata con ogni probabilità una cittadina, e nulla de vedere nel mezzo, se non una paesaggio che ondeggiava in cerca di una sorta di equilibrio: un palpito che si riusciva a cogliere solo coprendone le distanze, sorprendente perché il resto della campagna sembrava morta. 

L’autore

Henry Wise (1982) si è laureato al Virginia Military Institute e ha conseguito un Master of Fine Arts all’università di Mississippi. Scrittore eclettico e appassionato di poesia e fotografia, i suoi lavori sono stato pubblicati su “Shenandoah”, “Nixes Mate Review”, “Radar Poetry”, “Clackamas” e altre importanti riviste, fra cui la pluripremiata “Southern Cultures”. Holy City è il suo esordio letterario.
BUONA LETTURA DA RUFY!!