“Felicità. L’accento ce lo mette Dante” di Valentina Usala

“Felicità. L’accento ce lo mette Dante”: un libro piccolo, solo 72 pagine, ma un libro ricchissimo. In poche ore in grado di accompagnarci in un viaggio dentro noi stessi, dentro la nostra società malata con le sue e nostre contraddizioni. Un viaggio insieme a Dante e come fece Dante, ma stavolta dentro le nostre vite per arrivare dentro noi stessi.

 

Dante ai giorni nostri

Dante torna a distanza di settecento anni. Torna, incontra Marco e da lui viene accolto inizialmente come un ospite sgradito. Poi, man mano che imparano a conoscersi e soprattutto a capirsi linguisticamente, iniziano ad apprezzarsi reciprocamente. Dante non viene favorevolmente colpito dalla nostra apparente “civilizzazione”, da quelle che noi chiamiamo “scoperte tecnologiche” che dovrebbero portarci felicità e semplificazioni. Non prova ammirazione per gli smartphone , i pc, la tv, le auto, i cibi pronti, le nostre case: no, scopre solo tanta infelicità, isolamento, omologazione, prigioni senza sbarre data dai nostri ritmi frenetici e solitari.

Per non parlare della splendida lingua Italiana che nemmeno riconosce infarcita com’è da neologismi, inglesismi e altre brutture. Dante, quindi partendo dall’abbrutimento della lingua, continuando con i nostri cibi che nemmeno reputa commestibili, per finire con la nostra socialità incoerente, trasporta Marco/Virgilio in un viaggio verso la scoperta della propria individualità e felicità.

L’autrice di “Felicità. L’accento ce lo mette Dante”

Un libro che si legge bene , velocemente, ironico, divertente e profondo insieme.

Valentina Usala, nata a Tortona nel 1987, è educatrice, arteterapeuta, animatrice e conduttrice di atelier artistico-espressivi. Ha sempre amato scrivere e le lettere sono parte di lei. Ha già pubblicato “Figlia di nessuno”, “Passo a Quattro mori” e nel 2015 ha pubblicato un’antologia sul disturbo dello spettro autistico da titolo “Legami. Cinque storie di legami con l’autismo”. Nel 2018 cura un approfondimento sull’arte terapia nel libro “La scuola debullizzata. Il bullismo uccide anche d’estate”, segue “Nuove dipendenze” e cura un’antologia contenente racconti di fantasia scritti dagli studenti del Liceo Peano dal titolo “Noi siamo gli altri”.

 

Incipit di “Felicità. L’accento ce lo mette Dante”Felicità. L’accento ce lo mette Dante. Copertina a colori

Capitolo uno

Dante, il ritorno

Ravenna, 25 Marzo 2021

Giovedì

– Ma porca puttana!- a mò di Fantozzi, per intenderci. E anche lui ebbe questo rimando nella sua mente. Esclamò l’imprecazione fra sé e sé, avendo notato che quella che stava per accendere era l’ultima sigaretta.

Decise che doveva uscire. Controllò l’ora: mezzogiorno era passato da qualche minuto. Avvisò i colleghi con un WhatsApp sul loro gruppo, si sarebbe assentato per recarsi alla tabaccheria sotto casa, ma avrebbe recuperato tutto il lavoro anche a costo di ridurre il tempo per la pausa pranzo o di mangiare di fronte al pc. Mise le scarpe e il piumino, intanto poteva uscire con la tuta. Dico “anche” perché, solitamente a quell’ora di un qualsiasi giorno feriale sarebbe stato in ufficio e il suo responsabile non avrebbe tollerato un abbigliamento così informale. In ufficio si andava in giacca e cravatta, si stava con la schiena cementata alla sedia tanto da sentire formicolii agli arti, ad avere dolori alle spalle e al collo a causa delle posizioni pre-homo erectus che assumeva. Che poi a casa era la stessa cosa, cioè sempre seduto, con gli arti formicolanti.

A dirla tutta capitava pure che nei giorni più noiosi rimaneva addirittura col pigiama, intanto in casa doveva rimanere.

Si guardò allo specchio e sistemò i capelli con le mani: dopo aver indossato la mascherina chiuse la zip del giacchino . Mise gli occhiali da sole, prese i soldi, gli auricolari, l’accendino e le chiavi: le sue tasche erano così piene da deformargli la pancia. Finalmente uscì, diretto dal tabaccaio, prima che chiudesse alle 12.30 in punto. Comprò la scorta di sigarette, così da uscire il meno possibile e rincasò, con la musica riprodotta da Spotify dal suo cellulare nelle orecchie. Pensò che l’unico spiraglio di contatto era dato dall’aria sulla pelle: occhi , naso e bocca erano occlusi, così come le orecchie e, si domandò come fossero veramente le cose attorno a lui. Si ripeté anche che la musica era la sua salvezza: gli permetteva di guardare il mondo coi suoni che sceglieva lui, in base al suo stato d’animo e interpretare o fare sue le canzoni, occludendo i rumori del silenzio, delle poche auto ma soprattutto di quell’incessante e martellante suono di sirene delle ambulanze. Molte volte si era chiesto se tutto quello che stava vivendo non fosse solo un brutto sogno, tanto era surreale. E chi aveva mai vissuto una circostanza simile? Rifletteva sulla salute mentale di tutti. In fondo gli sarebbe piaciuto proseguire i suoi studi di medicina, ma pensò che forse fosse meglio avere un lavoro, seppur insoddisfacente, ma un lavoro che gli garantisse lo stipendio tutti i mesi. E così la medicina rimase una bella passione, che portava avanti con film e serie tv su Netflix e Amazon Prime.

Dopo dieci minuti era già praticamente rientrato a casa.

Ripensò al fatto che quel tabaccaio lo conosceva da tempo, eppure mai si era interessato di come stesse.

Attraversò il parco e, dopo queste riflessioni, vide in lontananza un uomo appena sbucato dal cespuglio, che passeggiava indisturbato, con lentezza, e nel mentre scrutava ciò che aveva attorno, girando la testa di qua e di là. Aveva uno strano abbigliamento, ma soprattutto notò che non aveva la mascherina, anzi, forse l’aveva indossata al contrario…

Buona lettura da Pia