Considerazioni personali
Un romanzo nel quale viene rappresentata la tragicomica famiglia Huet, che dopo la morte dello zio Antoine è ancora di più dilaniata da conflitti latenti e malcelati rancori, da rivalità e tradimenti. Di questo romanzo ho apprezzato la trama, il modo in cui vengono analizzati i personaggi e il modo in cui è scritto. Forse mi aspettavo un romanzo più movimentato e meno claustrofobico.
Trama de “Gli altri” di Georges Simenon
“Lo zio Antoine è morto martedì, vigilia di Ognissanti, probabilmente intorno alle undici di sera. Quella stessa notte Colette ha tentato di buttarsi dalla finestra”. Ha un incipit brusco e drammatico questo romanzo (scritto, caso più unico che raro nella vasta produzione di Simenon, in forma di diario), che ci immerge nell’atmosfera soffocante di una città di provincia – universo angusto e abitudinario, con le sue rigide gerarchie sociali, i suoi riti immutabili e, soprattutto, il peso schiacciante dello sguardo altrui sul destino degli individui. Attraverso il racconto dell’autore del diario, “un mediocre soddisfatto”, e tuttavia capace di una visione lucida e disincantata della realtà, Simenon amplia l’orizzonte narrativo e mette in scena, come lui solo sa fare, la rappresentazione tragicomica della famiglia Huet, dilaniata da conflitti latenti e malcelati rancori, da rivalità e tradimenti. In attesa delle esequie dello zio, e soprattutto dell’apertura del testamento, verranno alla luce fragilità e solitudini, ambizioni e frustrazioni, meschinità e bassezze – ma anche per una volta, virtù morali, e perfino eroismi.”
Prologo de “Gli altri” di Georges Simenon
1.
Domenica 5 novembre
Lo zio Antoine è morto martedì, vigilia di Ognissanti, probabilmente intorno alle undici di sera. Quella stessa notte Colette ha tentato di buttarsi dalla finestra.
Pressappoco nello stesso momento si veniva a sapere che Edouard era tornato e che diverse persone lo avevano visto in città.
Tutto questo ha creato una certa agitazione nella famiglia che ieri, al funerale, è apparsa al completo per la prima volta da anni.
Stasera, domenica, piove di nuovo. Raffiche di vento scuotono le imposte, fanno vibrare i vetri e nella grondaia che scende a un metro dalla mia finestra l’acqua scorre incessante. Nel giardino pubblico chiuso da cancellate chiamato Giardino botanico gli alberi si piegano e nei viali rami spezzati si confondono con le foglie morte.
Ogni tanto sul viale passa un’auto che solleva schizzi d’acqua sporca, ma in giro non c’è un solo pedone. Scostando la tenda posso vedere il vespasiano, proprio sotto le mie finestre, vicine alla cancellata. Al di là del parco scorgo la parte superiore delle colonne e il tetto del tribunale, e più lontano, nella luce arancione che si diffonde dal centro della città, le due torri della cattedrale.
Cinema e ristoranti devono essere aperti; alcune coppie sgattaiolano lungo le facciate e ci saranno ombrelli che si rovesciano per via del vento.
Prima di mettermi a scrivere sono rimasto a lungo alla finestra a guardare il paesaggio deformato dall’acqua che lava i vetri. Poi ho richiuso la tende e ho aggiunto due ceppi nel camino…
L’autore
Georges Simenon è stato uno scrittore belga di lingua francese (Liegi 1903 – Losanna 1989). Tra i più celebri e più letti esponenti non anglosassoni del genere poliziesco, la sua produzione letteraria, soprattutto romanzi gialli, è monumentale: essa conta poco meno di duecento romanzi, fra cui emergono − per popolarità in tutto il mondo e per salda invenzione − quelli della serie di Maigret, quasi tutti tradotti in italiano.
