L’intervento di Giacomo Raffo su “Metafisica in gioco” di Dario Siess
“Metafisica in gioco è il risultato di un progetto che Dario ha portato avanti per un paio d’anni. Uno degli scopi del libro è insegnare la filosofia attraverso dei giochi di carte. La struttura del libro è divisa in tre parti. Nella prima parte (La scuola ad un bivio) si fa un ragionamento ironico dell’insegnamento dei vari temi. Nella seconda parte, dedicata alla metafisica in gioco, si propone il tentativo di attivare la mente degli studenti attraverso una strategia didattica, cioè le carte. Queste ultime vengono messe in relazione con temi e strutture. La terza parte invece consiste in un appendice didattica che funge anche da resoconto di un percorso svolto.
Le immagini delle carte richiamano concetti astratti: sfera, essere; sole, bene; caverna, fuoco; demone, anima. Le carte realizzano queste connessioni simboliche, consentendo di sfrondare un linguaggio filosofico dei suoi aspetti tecnici.
Seguendo la riflessione fatta in questi anni con Dario, provocata dalle sue proposte e dai suoi metodi, volevo soffermarmi sul fatto che oggi si parla spesso di COMPETENZE.
Dario cita una definizione di COMPETENZA semplicissima ma estremamente precisa. Concretezza è la capacità di reagire creativamente a situazioni problematiche e autentiche.
La scuola dovrebbe sviluppare competenze, questo è un tema che è sorto da quando è nata l’idea delle conoscenze”.
L’intervento di Alessandro Galvan su “Metafisica in gioco” di Dario Siess
“E’ un libro che mi è piaciuto e che ho trovato anche molto stimolante. Ho trovato interessante l’uso delle carte per una didattica innovativa. Secondo me una filosofia che recide un legame con la vita, non è filosofia e rischia di essere soltanto una filastrocca di opinioni. Dario in questo libro propone due vie che sono parallele e che in un certo senso devono procedere insieme altrimenti l’assenza di una vanifica anche l’altra. Da un lato si tratta di mettere al centro i problemi e i concetti fondamentali della filosofia. L’altra via consente di ripensare alla struttura delle lezioni, la forma organizzativa, ponendo al centro gli studenti. E’ chiaro che questo libro propone un’idea di insegnamento filosofico basato sulla partecipazione attiva degli studenti e sottolinea come anche la scuola presenti una situazione schizofrenica che paralizza di fatto l’evoluzione del sistema informativo.
Il discorso che troverete a pagina 33 è interessante. Dario prova ad affrontare il vero nodo teorico, cioè non si ferma solo sulle pratiche correnti ma pone a confronto due modelli di insegnamento che si possono far risalire a Kant e ad Hegel. Kant è quell’autore che sostiene che la cosa fondamentale sia insegnare a filosofare e non insegnare la filosofia. Certo che noi pensiamo con la nostra testa (come sostiene di fare Kant), il problema è che la testa talvolta è vuota. La testa ha bisogno di contenuti, ha bisogno di essere riempita di contenuti vivi. Kant avrebbe detto che bisogna attraversare i contenuti della storia della filosofia per formarsi una conoscenza filosofica.
Ad un certo punto del libro la proposta di Dario penso sia una sintesi virtuosa, non già di Kant ed Hegel ma di aspetti della proposta kantiana e hegeliana nella forma concreta di un lavoro che rispetti l’andamento storico ma che sia consapevole del fatto che i problemi non siano eterni. In questo libro da un lato c’è la necessità di muovere in chiave problematica e concettuale e dall’altra l’esigenza di accompagnare questo discorso con una sostanza di contenuti che non si può ignorare per evitare un approccio bilaterale e astratto senza appunto l’ossessione della completezza.
Concludo il discorso con la citazione a pagina 59, dove Dario scrive:
Il successo educativo e culturale del corso di filosofia, può dunque supportare il sacrificio di molti contenuti storici senza rinunciare per questo alla prospettiva della storicità del sapere. Il quale rimane un elemento essenziale per apprezzare e imparare la struttura del linguaggio filosofico e quindi la sua dimensione teorica, problematica e generale. Saltare a piè pari secoli di storia filosofica non comporta un danno cognitivo per lo studente a condizione che i concetti forniscano un buon terreno per un tirocinio costante sul linguaggio della filosofia.”
L’intervento dell’autore
“Sono d’accordo con quello che ha detto Alessandro Galvan. Ha centrato perfettamente il messaggio di questo libro, cioè il fatto che la filosofia è una forma di esperienza. Qualsiasi pensiero, anche banale, non è mai una cosa che riguarda il mondo esterno, riguarda me e il mondo esterno in relazione. Nella parte centrale del libro lo scopo è quello di virare su una dimensione pratica, di esperienze che spaziano del dibattito, al gioco di ruolo. I problemi sono una sfida che ci pone delle scommesse, ci mette in gioco. Quindi tra la dimensione del gioco e la dimensione intellettuale con cui noi affrontiamo i problemi e prendiamo le decisioni, penso che sia opportuno recuperare questa dimensione della prassi”.
