Considerazioni personali de “La trilogia della città di K.”

Dopo averne sentito parlare parecchio, ho deciso di dare una lettura alla “Trilogia della città di K.”
Una trilogia alquanto particolare e cruda: ogni libro da cui è composta è diverso dall’altro come stile, personaggi e trama. Insieme ovviamente danno un senso alla storia. I personaggi e gli episodi che accadono sono come pezzi di un mosaico che incastrati tra loro riescono a comporre la trama del libro, una trama confusionaria e probabilmente non veritiera come si pensa…
Solo nel terzo libro si riesce a capire l’interezza del lavoro e la realtà, o almeno quello che può sembrare la realtà…
Con un finale spiazzante e una trama confusionaria, il libro ci fa rimanere con più di qualche dubbio!

La trama

Tutto ha inizio con due gemelli che una madre disperata è costretta ad affidare alla nonna, lontano da una grande città dove cadono le bombe e manca il cibo. Siamo in un paese dell’Est, ma né Ungheria né alcun luogo preciso vengono mai nominati.
Un inizio folgorante che ci immette di colpo nel tempo atroce dell’ultima guerra, raccontandolo come una metafora. La nonna è una “vecchia strega” sporca, avara e senza cuore e i due gemelli, indivisibili e intercambiabili quasi avessero un’anima sola, sono due piccoli maghi dalla prodigiosa intelligenza. Intorno a loro ruotano personaggi disegnati con pochi tratti scarni su uno sfondo di fame e di morte. Favola nera dove tutto è reso veloce ed essenziale da una scrittura limpida e asciutta che non lascia spazio a divagazioni.

Prologo de “La trilogia della città di K.”

L’arrivo da Nonna
Arriviamo dalla Grande Città. Abbiamo viaggiato tutta la notte. Nostra Madre ha gli occhi arrossati. Porta una grossa scatola di cartone, e noi due una piccola valigia a testa con i nostri vestiti, più il grosso dizionario di nostro Padre, che ci passiamo quando abbiamo le braccia stanche. 
Camminiamo a lungo. La casa di Nonna è lontana dalla stazione, all’altro capo della Piccola Città. Qui non ci sono tram, né autobus, né macchine. Circolano solo alcuni camion militari. I passanti sono pochi, la città è silenziosa. Si può udire il rumore dei nostri passi; camminiamo senza parlare, nostra Madre tra noi due. 
Davanti alla porta del giardino di Nonna, nostra Madre dice:
Aspettami qui;
Aspettiamo un po’, poi entriamo in giardino, giriamo intorno alla casa, ci accovacciamo sotto una finestra da cui giungono delle voci. La voce di nostra Madre:
Non c’è più niente da mangiare in casa nostra, niente pane, carne, verdura, latte. Niente. Non posso più sfamarli. 
Un’altra voce dice:
E allora ti sei ricordata di me. Per dieci anni non ti eri mai ricordata. Non sei venuta, non hai scritto.
Nostra madre dice:
Sapete bene perché. A mio padre volevo bene, io. 
L’altra voce dice: 
Si, e adesso ti ricordi che hai anche una madre. Arrivi qua e mi chiedi di aiutarti. 
Nostra Madre dice:
Non domando niente per me. Vorrei solamente che i miei bambini sopravvivessero a questa guerra. La Grande Città è bombardata giorno e notte, e non c’è più da mangiare. I bambini sfollano in campagna, da parenti o estranei, dove capita.
L’altra voce dice:
Allora non avevi che da mandarli da qualche estraneo, dove capitava…
L’autrice de “La trilogia della città di K.”
Di Ágota Kristóf (Csikvànd 1935 – Neuchatel 2011) Einaudi ha pubblicato: Ieri (da cui è tratto il film di Silvio Soldini Brucio nel vento), La chiave dell’ascensore, L’ora grigia, La vendetta, John e Joe, Un ratto che passa.

BUONA LETTURA DA RUFY!!